Lunedì, 29 Novembre 2021

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(61) Segue: Le prospettive…

28.10.2021

Ho letto con piacere che a «Piazza Affari arriva l’indice verde EGS» e cioè che ci sarà un “peso” per l’impegno sociale dei soggetti quotati.

Tale indicazione mi ha riportato a quanto vado sostenendo da oltre venti anni.

In vero, la mia tesi ha come presupposto l’obbligo del “bilancio sociale” per tutte le imprese, quotate e no. Tale documento è, però, costruito secondo il criterio dell’autofinanziamento, che ho sempre sostenuto come mezzo per la verifica della disponibilità del soggetto economico a rinunciare a parte degli utili, anche nelle fasi precedenti alla determinazione finale del bilancio (C.B., Scritti in materia di bilancio di esercizio, pagg. 191 e segg., Roma, 1998).

Ho, poi, dimostrato che tale documento poteva anche essere un valido parametro per giudicare l’impegno sociale dell’impresa, fino ad immaginare un coefficiente per misurare tale impegno, coefficiente da me battezzato “α” (C.B., Strutture aziendali nel mercato globalizzato, pagg. 133 e segg., Bologna, 2007).

Come mi capita spesso, sono stato ignorato, salvo qualche specifica attenzione, e si è ulteriormente allargato il “festival dei coefficienti”: pazienza!, anche se non ho intenzione di arrendermi.

Il tema dell’impegno sociale di individui ed imprese è, comunque, di grande attualità e coinvolge tutti coloro che deliberatamente non decidono di ignorarlo.

Allo stato, il massimo rilievo lo ha il problema degli immigrati, paradossalmente benedetti per certi lavori che nessun altro vuole fare e più in generale maledetti per gli spazi vitali che toglierebbero ai «nativi».

Tale aspetto è così rilevante che il Papa, proprio domenica 24 ottobre all’«Angelus», ha richiamato tutti al dovere di salvare vite umane, con specifico riferimento ai fuggiaschi che vengono dal mare e non vanno rispediti in territori dai quali sono fuggiti poiché se vi ritornano li aspettano torture e morte. Purtroppo, non mi sembra che neanche il richiamo papale abbia avuto grande effetto, peraltro nel nostro Paese si stanno celebrando processi sul tema in questione e la loro conclusione potrà indicare l’orientamento italiano, attualmente diviso tra pro e contro gli sbarchi dei perseguitati.

In merito alla ricerca della sensibilità sociale del Paese non possono essere ignorate le recenti cruente manifestazioni squadriste sparse un po’ in tutta Italia con apice nell’attacco a Roma alla sede della CGIL. Qui sono portato ad osservare una pericolosa dicotomia tra le manifestazioni di solidarietà a chi ha subito gli affronti e la quasi totalità della stampa che ha smorzato i toni fino a sostenere l’inesistenza di aneliti fascisti.

La mia opinione, in merito, è che l’immagine di un duce a torso nudo con la falce in mano è sicuramente irripetibile, mentre è presente l’atteggiamento strisciante del fascismo negazionista delle lotte partigiane e, quindi, della genesi dell’attuale costituzione italiana.

Mi domando con tanta apprensione se il respingimento in mare degli immigrati sia figlia di questo pensare. Spero vivamente di no, ma tale aspetto va verificato prima che sia troppo tardi.

Già che ci sono mi viene da riflettere anche sul processo in corso per la definizione della legge di bilancio. Un tempo la precedente versione veniva definita un “attacco alla diligenza”, giacché le diverse forze politiche cercavano di strappare quanto era meglio per loro, in termini di consenso e, quindi, prospetticamente di voti, indipendentemente dall’interesse collettivo che il loro ruolo avrebbe imposto di tutelare.

La situazione governativa attuale è diversa, vede una grande «ammucchiata» nella quale è anche presente un raggruppamento che è nella maggioranza, ma fa parte di un nucleo all’opposizione (boh!).

Sussistono, comunque, aspetti di frizione tra i partecipanti al Governo, con specifico riferimento al costo del lavoro ed alle pensioni.

Tuttavia, sono certo che il Presidente del Consiglio troverà «la quadra» ed il documento sarà inviato nei termini previsti alla Commissione europea.

Quello che mi agita è la circostanza che nessuno parli di programmi. Il mio Maestro mi diceva che avevo il pallino della programmazione ed era ed è vero, ma come si fa a sentire le modalità di utilizzo dei fondi europei senza tener conto di quanto sta accadendo alla struttura del nostro Paese.

È semplice parlare di riduzione delle imposte e fa soprattutto un bell’effetto quando si tratta degli oneri che gravano sulle buste paga, ma quanto serve per ripristinare il nostro territorio massacrato da acqua, fango e quant’altro l’incuria e la corsa all’arricchimento facile ha determinato.

È necessario un piano pluriennale, che contenga le indicazioni degli obiettivi, delle fonti di finanziamento e delle modalità di investimento per conseguirli. Sono sicuro che da questo emergerà anche l’esigenza di nuove imprese, con connessa occupazione nel complesso quadro di un’economia sostenibile o, se si preferisce, verde.

È certo che se attualmente la vita si è allungata e si vive meglio il merito è del progresso che ha proprio nella vituperata industria il suo nucleo vitale.

Non c’è dubbio che tale progresso ha determinato anche effetti collaterali negativi, quelli che ora condanniamo, ma molti di questi sono stati indotti dall’essere umano alla ricerca di potere e guadagno.

A tali manifestazioni dobbiamo opporci e, per quanto possibile, ripararne gli effetti, investendo risorse di ogni tipo su tali obiettivi.

Ritengo, al riguardo, che andrebbero finalizzate a tale fine anche le macro spese destinate alle ricerche e/o ai viaggi spaziali, tenendo conto che prima occorre salvare la terra.

                Claudio Bianchi