Mercoledì, 20 Novembre 2019

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Contabilità Semplificata

ESTRATTO CONTO BANCARIO IN LUOGO DELLA CONTABILITA’ SEMPLIFICATA: VERA OPPORTUNITA’ O SCELTA RISCHIOSA?

 

Cos’è la semplificazione e quale platea investe. - La ratio sottesa alla norma. – Applicazione della norma in riferimento al DPR 633/1972 e al TUIR - La perdita inevitabile di informazioni anche ai fini della programmazione e controllo. - La funzione della contabilità per le finalità di.: a) trasparenza; b) conservazione del patrimonio; c) esigenza di accedere al credito; d) crisi e fallimento - Conclusioni

 

 

Cos’è la semplificazione e quale platea investe


Il 12 novembre 2011 è stata approvata in via definitiva dal Parlamento la Legge n. 183 del 12 novembre 2011 meglio nota come Legge di Stabilità 2012 pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 265 del 14 novembre 2011.

All’articolo 14 intitolato “Riduzione degli oneri amministrativi per imprese e cittadini” e più specificatamente al comma 10 si afferma: I soggetti in contabilità semplificata e i lavoratori autonomi che effettuano operazioni con incassi e pagamenti interamente tracciabili possono sostituire gli estratti conto bancari alla tenuta delle scritture contabili.

 

Il procedimento dà la possibilità, così, a determinati soggetti individuati, di sostituire la tenuta delle scritture contabili con l’estratto conto che periodicamente viene inviato dalla banca. Il tutto può avvenire a condizione che i soggetti/contribuenti non effettuino pagamenti o riscuotano denaro in contanti, ma utilizzino strumenti in grado di dimostrare la tracciabilità delle operazioni poste in essere. Tali strumenti possono essere: bonifico, assegno bancario, carta di credito, addebito / accredito POS, Riba o Rid.

 

Dalla lettura del testo si evince, inoltre, che i contribuenti interessati a tale provvedimento sono:

 

-   tutte le imprese che rientrano nel regime contabile semplificato;

-   lavoratori autonomi.

 

In particolare possono usufruire di tale disposizione tutti quei soggetti (lavoratori autonomi, ditte individuali e società di persone) che hanno un volume d’affari non superiore ai 400.000,00 euro per i prestatori di servizi e 700.000,00 euro per le altre attività.  Non rientrano in tale provvedimento coloro che sono obbligati o hanno optato per il regime contabile ordinario. Questi ultimi possono applicare il disposto di cui sopra revocando in sede di dichiarazione Iva l’opzione nella colonna 2 del rigo VO20[1].

Da ciò si rileva che il procedimento non riguarda una piccola fetta degli operatori economici bensì tutte quelle piccole/ medie realtà che costituiscono la colonna vertebrale della nostra economia e non, quindi, casi sporadici. Le conseguenze che verranno esposte di seguito avranno di riflesso un impatto notevole su tutta l’economia italiana che dovrà sopperire in primis a “mancate informazioni”.

 

La ratio sottesa alla norma

 

Il provvedimento, focalizzando principalmente l’attenzione sull’evasione fiscale, vuole creare un sistema di tracciabilità delle transazioni incentivando i beneficiari con un’ “eventuale” riduzione dei propri costi di gestione, ovvero di tutti quei costi che sorgono con la tenuta delle scritture contabili.

Se una prima lettura della norma, da parte dei contribuenti, può suscitare largo consenso, ciò potrebbe non verificarsi al momento dell’applicazione. Infatti varie sono le criticità che emergono.

 

 

 

 

Applicazione della norma in riferimento al DPR 633/1972 e al TUIR

 

Analizzando l’applicazione del provvedimento in relazione agli adempimenti previsti dal DPR 633/1972 il solo estratto conto bancario non è idoneo a determinare l’imposta a debito o a credito in sede di liquidazione periodica (mensile o trimestrale) e dichiarazione annuale dell’IVA. Infatti i valori in estratto conto sono il risultato della manifestazione finanziaria delle operazioni non della loro rilevazione in base all’emissione o al ricevimento del documento fiscale. Momento, quest’ultimo, che dà vita alla rilevazione Iva a credito o a debito. Rilevante sarebbe, poi, l’attività di scorporo per tutte quelle imprese che acquistano e vendono ad aliquote Iva differenti (4% - 10% - 21%) e l’attività di rettifica per la detraibilità parziale di alcune spese cosiddette promiscue (es. spese telefoniche, carburante, etc.).

Ulteriori problematiche potrebbero sorgere, inoltre, in relazione a rapporti economici regolati a mezzo acconti e saldi. Complesse e numerose, quindi, appaiono le operazioni di adeguamento dell’estratto conto bancario al DPR 633/1972.

In riferimento alla rilevazione del Reddito diverse sono le operazioni di rettifica da effettuare. L’estratto conto, infatti, essendo un documento di natura finanziaria, non è idoneo alla rilevazione dei costi e dei ricavi in base al principio della “competenza economica”. Solo a titolo esemplificativo sarebbe estremamente difficile “gestire” poste contabili come: fatture da emettere, fatture da ricevere, ammortamenti, risconti, ratei, accantonamenti e rimanenze.

 

La perdita inevitabile di informazioni anche ai fini della programmazione e controllo

 

La contabilità rappresenta il linguaggio tecnico che traduce i fatti di interna ed esterna gestione. Pertanto da essa si traggono le linee guida per l’informazione esterna d’impresa, nonché quelle per la programmazione economica e finanziaria dell’azienda. Elidere la contabilità significherebbe eliminare il patrimonio informativo indispensabile per la corretta gestione aziendale.

Gli operatori economici (imprenditori, professionisti e consulenti) non avrebbero, così, a portata di mano, quelle informazioni idonee per gestire in maniera appropriata l’azienda e adottare gli opportuni accorgimenti. Informazioni queste che provengono oggi dalla lettura della situazione economica – patrimoniale - finanziaria e dalla elaborazione di questi dati attraverso il calcolo degli indici e dei margini.

 

La lettura dell’estratto conto, ad esempio, non dà una chiara e precisa aggregazione dei costi e dei ricavi in base alla loro natura. Informazioni che sono necessarie per indirizzare l’attività dell’impresa durante la gestione e men che mai nell’analisi di un’impresa che entra in uno stato di crisi.

L’estratto conto bancario, che segue il principio di cassa (entrate/uscite), fornisce informazioni rilevanti dal punto di vista finanziario ma sicuramente non esaustive, se non fallaci quando l’analisi si concentra solo su esso. La sola positività finanziaria, infatti, non necessariamente è sintomo di corretta e sana gestione. Supponiamo, ad esempio, che in un dato esercizio la principale fonte di liquidità sia stata l’accensione di un mutuo (e non la riscossione di crediti commerciali) e solo grazie ad esso si sia fatto fronte all’attività operativa: in tale situazione l’incremento dei mezzi monetari o la giacenza positiva di liquidità al termine dell’esercizio non può costituire certo un buon risultato finanziario e tanto meno economico.

Alla luce delle considerazioni effettuate questo strumento semplificativo parrebbe, invece, più appropriato per quelle imprese e per quelle attività professionali che adottano il regime dei minimi in quanto osservano il principio di “cassa” e non di competenza.

La contabilità, inoltre, non solo consente la determinazione del reddito d’esercizio ma permette di monitorare anche i costi di prodotto; tale informazione è essenziale per costruire i budget e i programmi aziendali, realizzando un controllo dell’andamento economico e dell’efficienza della gestione stessa. L’apparato contabile crea un sistema atto a determinare obblighi, diritti e responsabilità derivanti dall’attività aziendale; fornisce informazioni utili agli stakeholders sulla futura gestione.

La programmazione consapevole e razionale dell’attività d’impresa presuppone una costante informazione e controllo in termini quantitativi e monetari.

Considerando l’applicazione del provvedimento introdotto con la Legge di Stabilità 2012 risulta difficile effettuare un’appropriata analisi economica della gestione dell’impresa e una sua programmazione strategica ed operativa.

 

 

La funzione della contabilità per le finalità di.:


a) trasparenza

 

La regolare tenuta della contabilità associata ad una puntuale conservazione degli atti permette di rispondere ai requisiti di verità, completezza e trasparenza dei dati registrati.


b) conservazione del patrimonio


La vita delle imprese non è statica (si susseguono una serie di scelte e valutazioni economiche) ma si sviluppa una serie continua di atti di scambio che modificano continuamente la consistenza quantitativa e la composizione qualitativa del patrimonio dell’imprenditore.

Attraverso le scritture contabili si può risalire a tutti i fatti e alle operazioni intervenute nel patrimonio aziendale; con l’esonero, previsto dall’art. 14 co. 10, emergerebbero dubbi circa l’adeguatezza dei prospetti presentati ai vari stakeholders.

Il patrimonio, che garantisce i creditori, in caso di mancato adempimento da parte dell’impresa, se già con la contabilità semplificata è di difficile individuazione ancor più difficile diverrebbe con la sola presenza di un estratto conto bancario.


c) esigenza di accedere al credito

 

Alla luce di queste considerazioni si può, inoltre, porre l’attenzione sul fatto che un estratto conto non costituisca certo un valido documento probatorio sullo stato di salute dell’impresa. Il mancato possesso della documentazione creerebbe disagio alla stessa impresa nel momento in cui questa debba rivolgersi a terzi per avere credito. L’impresa non sarà in grado di dare tempestivamente informazioni circa la propria capacità di creare valore. Si rischierebbe di vedere aziende cui è negato l’accesso al credito in quanto in possesso del solo conto corrente, poiché strumento non idoneo a “convincere” i finanziatori (situazione che comunque già oggi si vive pur avendo strumenti capaci di mostrare la salute di un’impresa, immaginiamo senza!).


d) crisi e fallimento

 

Nel caso di un’azienda in crisi, il superamento dello stato di decozione della stessa dipende da un’attenta analisi su valori economici pregressi, opportunamente rielaborati, in modo tale da far emergere l’origine della crisi (capire la causa scatenante della “malattia” permette agli operatori di definire la “cura” appropriata!).

 

Non solo. Una volta individuate le criticità emerse nella gestione d’impresa, si deve prevedere la capacità dell’impresa stessa di superarle attraverso la relazione di piani futuri atti a dimostrarlo. Si deve creare, quindi, un’informativa idonea a convincere tutti gli attori direttamente interessati al risanamento della stessa, in particolare i creditori, che hanno un ruolo determinante soprattutto nelle attuali procedure concorsuali “privatizzate”.

 

Conclusioni

 

La contabilità, rappresenta il linguaggio tecnico dell’economista d’azienda. Essa è in grado di tradurre e quantificare i fatti di interna ed esterna gestione. Ciò rende tale strumento adatto a far conoscere in modo approfondito la complessità della gestione aziendale in primis proprio all’imprenditore e, poi, anche ai diversi soggetti interessati.

Non si tratta di uno sterile esercizio tecnico; si commette un errore se si cerca di astrarre la contabilità dal contesto nel quale è inserita e di cui è elemento fondamentale.

Il problema di fondo è che la contabilità, seppur semplificata, è necessaria prima di tutto per l’impresa, per monitorare la propria attività, il proprio patrimonio, i propri piani futuri. Senza la contabilità rinneghiamo anni di cultura aziendale!

Se la ratio del provvedimento può apparire suggestiva, se espressa in termini di risparmio di costi di gestione, dall’analisi di cui sopra si evince che per risparmiare un po’ di euro (tutto da verificare!) si potrebbe incorrere in una cattiva gestione che minaccerebbe l’esistenza stessa dell’impresa. In tale ottica va, quindi osservato, che il costo per la tenuta delle scritture contabili rappresenta un investimento e non un onere sterile e fine a se stesso.

In conclusione, per quanto detto sopra, seppur il legislatore ha voluto con il provvedimento dare la possibilità di evitare la contabilità (interpretando quest’ultima come un gravoso ed inutile fardello), la stessa non potrà essere accantonata e sostituita da un mero estratto conto. Della contabilità non si può fare a meno, se non si vuole rinunciare ad una gestione improntata ad economicità.

 

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Piacevole è stato leggere il Decreto Legge 02.03.2012, n. 16, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 2.03.2012, n. 52 entrato in vigore dal 2.03.2012, intitolato “Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento”. Infatti all’art. 8 comma 11 ha abrogato la disposizione di cui all’art. 14 co. 10 della Legge di Stabilità che, dal 2012, consentiva ai soggetti in contabilità semplificata e ai lavoratori autonomi che effettuavano operazioni con incassi e pagamenti interamente tracciabili di sostituire gli estratti conto bancari alla tenuta delle scritture contabili. Un ripensamento viste le critiche mosse!?

 

Perché non affermare apertamente che non è possibile evitare la contabilità?



[1] I soggetti possono esercitare la revoca solo dopo che sia trascorso il triennio in contabilità ordinaria. Art.1 comma 110 della Legge 244/07 (Legge finanziaria per il 2008)