PATENT BOX

La Legge 23 dicembre 2014 n.190 (Legge di Stabilità 2015) dal comma 39 al comma 43 disciplina l’agevolazione sui redditi d’impresa derivanti dall’utilizzo dei beni immateriali denominata Patent Box, già utilizzato dalla maggior parte dei paesi europei.

I soggetti che possono usufruire di questa opportunità sono i titolari di reddito d’impresa la durata dell’opzione è di cinque periodi d’imposta (il periodo d’imposta nel quale è comunicata l’opzione e i successivi quattro) ed è irrevocabile e rinnovabile come disposto dal comma 37:

            “I soggetti titolari di reddito d'impresa possono optare  per l'applicazione delle disposizioni di cui ai commi da 38 a 45. L'opzione ha durata per cinque esercizi sociali ed è irrevocabile...” 

            Il comma 38 della Legge di Stabilità 2015, estende l’agevolazione anche ai soggetti non residenti  con stabile organizzazione nel territorio dello Stato ed a condizione che siano residenti in Paesi con i quali è in vigore un accordo per evitare la doppia imposizione e con i quali lo scambio di informazioni è effettivo. La Circolare n.11/E del 7 aprile 2016 dell’Agenzia delle Entrate prevede l’esclusione dal beneficio per le società soggette alle procedure concorsuali, ad eccezione di quelle in amministrazione straordinaria, la cui procedura è finalizzata alla continuazione dell’esercizio dell’attività economica. Inoltre, sono esclusi i lavoratori autonomi e i soggetti che determinano il reddito d’impresa con metodologie forfettarie.

 

La prima condizione necessaria per l’applicazione del Patent Box, come disciplinato dal comma 39 della Legge di Stabilità 2015 e successivamente chiarito dalla Circolare n.11/E del 7 aprile 2016 dell’Agenzia delle Entrate, è la presenza, all’interno dell’azienda, di redditi derivanti dall’uso diretto e indiretto (concessione in uso) di beni immateriali o IP utilizzati per la vendita e prestazione di servizi di seguito elencati:

Queste attività immateriali se legate da un vincolo di complementarietà all’interno di un processo  o un prodotto devono essere considerati come un unico bene, come stabilito dal comma 148 della Legge n.208 del 2015 (Legge di Stabilità 2016):

            “Qualora  più  beni  tra  quelli di  cui  al  comma  39, appartenenti a un medesimo soggetto, siano collegati  da  vincoli  di complementarietà e vengano utilizzati congiuntamente ai  fini  della realizzazione di un prodotto o di una famiglia di prodotti  o  di  un processo o di un gruppo di processi, tali beni possono costituire  un solo bene immateriale …”.

 

Le nuove prescrizioni dell’OCSE, dal 2017, non consentiranno più l’adozione del Patent Box per il know how e i marchi, allineando l’Italia agli altri Paesi europei. Dal nostro punto di vista, a causa di questa esclusione saranno sempre di meno le imprese che usufruiranno di tale opportunità visto che, in passato, la maggior parte delle richieste per attivare l’agevolazione riguardavano i redditi derivanti dall’utilizzazione del marchio.

            Come specificato dalla Circolare n.11/E del 7 aprile 2016 dell’Agenzia delle Entrate, il Patent Box consiste in una riduzione notevole, per i redditi derivanti dall’utilizzazione del bene immateriale, della percentuale di tassazione (31,4%) che passerà dal trenta per cento in meno del 2015 (22%)  alla metà (16%) nel 2017.

Il comma 41 della Legge di Stabilità 2015 prevede un’ulteriore condizione necessaria per accedere all’agevolazione, ossia lo svolgimento di un’attività di ricerca e sviluppo diretta o tramite contratti stipulati con terzi (altre società, università e enti di ricerca). Il Legislatore ha chiarito, attraverso la circolare, citata in precedenza, che rientrano nelle spese di ricerca e sviluppo: la ricerca fondamentale, applicata, il design, l’ideazione e lo sviluppo di software protetti da copyright, ricerche preventive, ricerche di mercato, test, sistemi di anticontraffazione e attività di promozione e comunicazioni rivolte alla crescita della rinomanza dei marchi. I costi per lo svolgimento di queste attività sono definiti qualificati e rientrano nel calcolo del Nexus Ratio, ossia il rapporto appunto tra i costi qualificati e i costi complessivi sostenuti per la realizzazione del bene immateriale. Le spese di ricerca e sviluppo interne, assegnate in outsourcing a terzi e sostenute per l’acquisto da terze parti dei beni immateriali devono essere considerate integralmente all’interno dei costi qualificati.  I costi di outsourcing derivanti da rapporti con soggetti che appartengono allo stesso gruppo, vengono considerati, all’interno dei costi qualificati, per un massimo del 30% dei costi considerati integralmente. I costi complessivi sono costituiti dalla somma delle spese qualificate, dei costi di acquisizione dei beni immateriali e dalle spese di ricerca fatturata dalle parti correlate. Inoltre, quando si verifica un’eccedenza dei costi complessivi sulle spese qualificate di ricerca maggiore del 30% dei costi qualificati (up-lift), questi ultimi possono essere incrementati fino al valore massimo dell’up-lift. Una volta calcolato il nexus ratio bisogna moltiplicarlo per il reddito agevolabile riferito all’IP, il prodotto rappresenta la parte di reddito sulla quale applicheremo l’agevolazione. Come è facilmente intuibile, la moltiplicazione tra queste due variabili rappresenta il collegamento fra i due requisiti necessari per richiedere il Patent Box da parte dell’impresa.

            Sia la Circolare n.11/E del 7 aprile 2016 dell’Agenzia delle Entrate che la Legge di Stabilità 2014 rinviano per la determinazione del reddito agevolabile, alle linea guida dell’Organismo Italiano di Valutazione (OIV). La scelta dei metodi di calcolo deriva dalle diverse modalità di utilizzo del bene (diretto e indiretto). Nel caso dell’utilizzo diretto il reddito del bene immateriale corrisponde al contributo economico che esso apporta alla produzione del risultato complessivo dell’impresa. La determinazione avviene attraverso la creazione di un Conto Economico virtuale riferito al bene intangibile che può basarsi sul metodo del  “Cup” o del “Residual Profit split” consigliati dalle linee guida stilate all’interno del c.d. “Action Plane on Base Erosion and Profit Shifting (BEPS)”, in particolare nell’accordo “Action 5 on Modified Nexus Approach for IP regimes”. Per la creazione del conto economico è consigliabile partire dai dati della contabilità generale, in particolare dal Conto Economico, contenuto nel Bilancio del periodo d’imposta precedente a quello in cui presentiamo l’istanza,  e dal quale estrapoliamo i ricavi e i costi di produzione, amministrativi e finanziari. Successivamente, attraverso l’utilizzo della contabilità analitica o industriale, inseriamo nel conto economico virtuale la parte dei ricavi e costi direttamente attribuibile all’utilizzo degli assets intangibili per determinare il reddito agevolabile. Nel caso in cui si verifica una perdita fiscale collegabile allo sfruttamento economico dei beni immateriali, gli effetti positivi del Patent Box possono essere rinviati ai futuri esercizi. Data la presenza di elementi di discrezionalità nel procedimento di determinazione del reddito agevolabile, occorre istituire con l’Agenzia delle Entrate una procedura definita ruling internazionale per verificarne la correttezza. Nel caso dell’utilizzo indiretto dell’IP, trattandosi di beni concessi in licenza d’uso in cambio di un canone, per il calcolo del reddito agevolato ci riferiamo alle royalties che vengono percepite dal titolare del bene immateriale, al netto di eventuali oneri che riguardano i componenti positivi di reddito. In questo caso, la procedura del ruling è facoltativa.

Conclusioni:

Le motivazioni che hanno spinto anche l’Italia ad adottare questo strumento fiscale derivano dalla scarsa propensione nell’investire nella ricerca e lo sviluppo da parte dei nostri imprenditori, disincentivati in parte, dall’elevata pressione fiscale e dai principi contabili internazionali che non permettono la capitalizzazione dei costi legati a questa attività. In realtà i vantaggi non si limiterebbero alla semplice riduzione dei costi, infatti, investire nella ricerca e sviluppo garantisce alle imprese un vantaggio competitivo su un mercato sempre più globale. Inoltre, queste imprese hanno sia l’opportunità di aggiornare e razionalizzare le loro strategie sia l’occasione e il pretesto per verificare la disponibilità dei beni immateriali al loro interno e valutarne la redditività. Anche lo Stato italiano ha tratto dei benefici dal Patent Box visto che attraverso la sua introduzione è riuscito ad evitare la ricollocazione all’estero degli assets immateriali, garantendo nel medio - lungo periodo la tutela del Made in Italy. Tuttavia è possibile riscontrare delle notevoli difficoltà nell’applicazione di questo strumento fiscale, soprattutto da parte delle piccole e medie imprese. Infatti, nonostante il Legislatore abbia previsto per esse delle semplificazioni, i costi legati all’adozione di una contabilità analitica dettagliata e il costo di un consulente specializzato potrebbero scoraggiarne l’adozione.

Link di riferimento:

http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Home/CosaDeviFare/Richiedere/Regimi+Opzionali/Opzione+per+tassazione+agevolata+beni+immateriali/ (Agenzia delle Entrate).

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2014/12/29/14G00203/sg (Legge di Stabilità 2015)

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/12/30/15G00222/sg (Legge di Stabilità 2016)

http://www.fondazioneoiv.it/it/news (Linea guida per determinazione del reddito delle attività immateriali)