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(41) Segue: Le prospettive…

19.09.2019

Abbiamo “Italia Viva” e l’aggettivo ci riempie il cuore, ma, poi, è doveroso domandarsi che vuol dire una tale espressione scelta come denominazione di un movimento politico.

Non vedo mai i “talk show”, ma per una circostanza del tutto casuale mi sono imbattuto nel nuovo «porta a porta» quando il conduttore ha introdotto il Senatore Renzi. Questi ha spiegato che, superati i partiti di ispirazione novecentesca, occorre avere dei soggetti politici allegri anche nel nome, che siano capaci di far ridere. Secondo me, se questo era il suo obiettivo con «Italia Viva», c’è riuscito in pieno. Purtroppo, però, una riflessione approfondita spinge più al pianto che al riso. Infatti, il Senatore è artefice di una scissione di cui non sono chiari i connotati politici, giacché l’uscita dal PD non muta l’atteggiamento di sostegno al Governo, che, peraltro, proprio il Sen. Renzi si è battuto per realizzare, anche contro buona parte di quello che allora era il suo partito.

È interessante constatare che il Fondatore di Forza Italia qualifica il nuovo «partito» renziano di sinistra, vedendo l’iniziativa come una proliferazione della deriva “sinistrorsa”, se non addirittura comunista, del PD.

Ho già avuto modo di sottolineare nella mia riflessione del 26 agosto che il Partito Democratico discende dall’Ulivo, costituito da un democristiano doc, ed è, di fatto, una brutta, qualcuno dice bruttissima, riedizione della Democrazia Cristiana. Ne è prova anche il ritorno all’ovile della deputata Beatrice Lorenzin, espressione «viva» della caratura democristiana del Partito.

In conclusione, tutte queste considerazioni mi portano alla conferma che nel Paese c’è solo una confusione politica, che il Presidente del Consiglio, adesso giallo-rosso prima giallo-verde, cerca di nascondere ammantando il Paese con promesse di azioni piacevoli-quali taglio imposte; incentivi per il rinnovo del parco auto non inquinanti; ripartizione in Europa dei migranti che giungono sui nostri lidi; etc.- che, poi, si rivelano inattuabili soprattutto quando per realizzarli occorrono fonti di finanziamento che non ci sono.

Si punta, come fa il nuovo Ministro dell’Economia, ad ottenere via libera per gli investimenti legati al miglioramento del welfare, rispetto ai termini del patto di stabilità. Iniziativa che non può essere contestata, ma la mia opinione, lo ripeto rendendomi conto che ciò darà la nausea a chi ha la bontà di seguirmi da sempre, è che non ci deve essere una richiesta generica o addirittura spot, ma l’Italia deve fare un piano a medio termine dove dovranno trovare posto gli investimenti irrinunciabili, come quelli per la conservazione del patrimonio artistico-culturale già colpito dalle calamità degli anni più recenti.

Il programma va espresso in cifre e queste debbono considerare l’attivazione di nuove iniziative imprenditoriali e, quindi, aumento dell’occupazione con tutto quanto ciò comporta. Occorre indicare le fonti di finanziamento, il loro onere e la capacità di sostenere questo e rimborsare i fondi presi in prestito.

Rimando, per chi può essere interessato, alla mia considerazione n. 13, mentre insisto che senza programmazione potremo avere qualche apertura dalla UE, ma non affronteremo mai i nodi strutturali del Paese che si fanno sempre più aggrovigliati e numerosi.

Claudio Bianchi