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(44) Segue: Le prospettive…

28.11.2019

Avevo maturato l’idea di smetterla con queste mie elucubrazioni, per evitare di ripetere sempre le stesse cose di fronte ad uno scenario socio-economico in costante degrado di cui nessuno sembra rendersi conto.

Ho cambiato idea quando ho visto all’orizzonte «Azione», e cioè il movimento-partito, ancora non è chiaro, lanciato dall’ex ministro Carlo Calenda.

Infatti, mi ha subito incuriosito la ragione per la quale dall’interno del Partito Democratico fuoriuscisse un altro “pezzo”, dopo l’iniziativa di Renzi con «Italia Viva». Per cercare di capire ho letto tutto quanto trapelava dall’ideatore di «Azione», in particolare l’intervista da lui rilasciata a “Il Messaggero” del 21 novembre u.s..

Debbo ammettere che la mia modesta intelligenza non è capace di cogliere la profondità di detta iniziativa, poiché non vi intravede un programma teso al recupero dei valori morali, né proteso a contrastare lo sfascio economico del Paese, il quale, fuor di metafora, sta sprofondando sotto acqua, fango e neve.

È facile, al riguardo, trincerarsi dietro calamità naturali imprevedibili, il riscaldamento del pianeta e quant’altro, ma i relativi rischi potevano e dovevano essere valutati ed affrontati per prevenire i possibili danni.

Mi sono intrattenuto sull’argomento in precedenti mie considerazioni fin dal 2014, sostenendo l’imprescindibile esigenza di investire nella salvaguardia del patrimonio artistico, culturale e naturale dell’Italia, il cui deterioramento sarebbe causa della perdita dell’“appeal” che il Paese ha nel mondo intero, grazie proprio a quegli “assets”.

Ebbene nessuna “azione” è prevista al riguardo nella nuova iniziativa politica, forse perché è presto per essa declinarsi in un programma operativo che, tra l’altro, comporta la non facile soluzione della ricerca di adeguate e tutt’altro che marginali fonti di finanziamento. In proposito, plaudo a tutti coloro, giovani e meno giovani, che si prodigano per salvare dall’acqua e dalla muffa volumi unici o si adoperano per recuperare opere che attraverso l’adeguato restauro, possono riacquistare il loro fascino e tornare ad essere ammirate nei luoghi da dove il furore degli elementi, facilitato dall’incuria dell’uomo, le ha strappate.

Quell’incuria, però, deve cessare, ed il relativo impegno diventare il «must» di ogni programma governativo che voglia mettere veramente al centro della sua azione il recupero socio-economico del Paese. Dico questo poiché un tale gravosissimo impegno comporta lo sviluppo di imprese e, quindi, di occupazione generando ritorni economici e finanziari per il Pubblico, sul quale viene inevitabilmente a gravare quell’impegno.

Certamente ci sarà il concorso dell’imprenditoria privata, soprattutto estera, ma ciò potrà avvenire quando sarà palese il risultato dei primi interventi programmati.

Ho fatto cenno al lodevole impegno di tanti volontari per fronteggiare i danni, ma, secondo la mia idea di intervento, occorre che ci sia una disponibilità di tutti a sottoscrivere un prestito pubblico destinato al recupero, restauro e, soprattutto, prevenzione per la salvaguardia dell’autentico tesoro italiano. Un piano supportato da tale fonte di finanziamento e ben studiato per la copertura del servizio del prestito e del suo graduale rimborso, quindi con una spiccata vocazione espansiva in un contesto di equilibrato rapporto finanziario, sarebbe, a mio parere, accettato dalla U.E..

Sull’onda dei miei pensieri, o meglio, come avrebbe detto il mio Maestro dei miei «pallini», ho abbandonato le specifiche considerazioni su «Azione».

Non nego che l’ideatore avrà pensato al nodo della giustizia, della pubblica amministrazione, dell’immigrazione, nonché, in via contingente, di ILVA ed Alitalia e delle altre aziende a rischio chiusura, con un gravissimo debordo occupazionale. La mia impressione che, almeno in questa fase iniziale, il movimento-partito voglia valutare come e da chi può essere accettato. L’ideatore lo qualifica liberale, ma si tratta di un’indicazione un po’ generica rispetto al contenuto politico dell’aggettivo, infatti appare più rivolto a trarre nella rete forzisti delusi, i P.D. con preferenze di «destra», i cosiddetti moderati astensionisti.

In altri termini, sembra voler attingere dallo stesso serbatoio di «Italia Viva», con una certa nostalgia per la Democrazia Cristiana del periodo degli statisti illuminati che dettero lustro a quel partito.

La possibile conclusione è che la diaspora ridurrà sensibilmente i voti del PD; le due nuove formazioni nate da quest’ultimo prenderanno briciole di voti, solo per mandare in Parlamento i due ideatori e, forse, qualche loro fedelissimo; Forza Italia scomparirà, salvo che gli elettori non vogliono salvare il Fondatore; la Lega avrà un successo anche se non potrà governare da sola perché Fratelli d’Italia e la costola di estrema destra saranno il suo pericoloso supporto.

Speriamo che mi sbagli!

Claudio Bianchi