Giovedì, 28 Ottobre 2021

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(56) Segue: Le prospettive…

14.02.2021

Faccio seguito alla precedente riflessione perché è nato il Governo Draghi e mi intriga rifletterci un po’ su.

 

Struttura:

Ritengo che, in accordo con il Presidente della Repubblica, il prof. Draghi sia riuscito a fare un ministero che raccoglie, con un’unica eccezione, tutte le componenti parlamentari. È un successo? Per le finalità riferite, direi di si; per le prospettive vedremo. Al riguardo, sfogliando a ritroso il calendario dei governi, osservo che quello attuale si compone di 21 ministri, e cioè 4/5 in meno del Governo Prodi. Quest’ultimo, aveva in comune con l’attuale l’abbraccio di tutte le forze politiche all’epoca disponibili, ma durò solo 18 mesi, proprio perché quell’abbraccio non era il portato di unità di intenti.

L’attuale, lo auguro di cuore a chi lo presiede, durerà sicuramente di più, trovandosi all’interno della battaglia, anche economico-finanziaria, indotta dalla pandemia, nonché delle scadenze istituzionali. Il “timoniere” dovrà, comunque, essere forte per gestire le inevitabili contrapposizioni che già si intravedono tra taluni componenti della compagine governativa.

 

Obiettivi primari:

Gli obiettivi del Governo non possono che assorbire in primo luogo quelli del precedente esecutivo, e cioè lotta alla pandemia con il sostegno del piano vaccinale; supporto alle imprese in sofferenza a causa della pandemia, nonché alle persone, sempre più numerose, che soffrono per la mancanza del lavoro e, quindi, dei mezzi per sopravvivere.

In ordine alla prossima scadenza del blocco dei licenziamenti, il Presidente del Consiglio si troverà a mediare tra gli imprenditori che chiedono la rimozione dello stesso, sostenendo che ciò serve per riorganizzare le aziende, ed i sindacati che ne invocano la proroga, temendo altrimenti gravi conseguenze sociali.

Comunque, per quello che capisco, il vero “clou” dell’impegno governativo è la digitalizzazione, o più in generale, il transito verso la stessa delle strutture imprenditoriali e burocratiche.

Non posso che plaudire, ma da aziendalista che da anni, forse decenni, raccomanda attenzione alla conservazione del patrimonio socio-culturale del Paese, debbo ripetere che quest’ultima è la priorità delle priorità, la quale può, anzi deve, essere affrontata con la formula più scientificamente avanzata, ma tenendo presente che se cade il Colosseo, sprofonda piazza Armerina, scompare il Palazzo degli Uffizi, etc., l’Italia è finita!

Il ministro preposto alla “transizione ecologica” è dotato di grande capacità ed esperienza, come dimostra la titolarità dei tanti brevetti che detiene, perciò spero che comprenda il mio appello, sempre che qualcuno, condividendolo, voglia sottoporglielo.

 

Conclusioni:

Il Presidente del Consiglio, secondo me, avrà un bel da fare per gestire le diverse posizioni dei suoi ministri, in un contesto che non è quello al quale era abituato in Europa. Comunque è bravo e ci riuscirà, anche perché la situazione socio-economica e sanitaria del Paese evidenzia situazioni che vogliono risposte immediate in un ambito pericolosamente mutevole.

Certo la classe politica italiana non deve brillare se il Presidente della Repubblica in carica è costretto da anni a cercare il primo ministro al di fuori del recinto parlamentare. Purtroppo, però, neanche il ricorso alle urne può risolvere il problema, almeno finché agli elettori si presenteranno sempre gli stessi personaggi con tutti i loro limiti culturali, prima, che politici.

Claudio Bianchi