(62) Segue: Le prospettive…

17.11.2021

Scrivo frastornato da quanto leggo, vedo ed ascolto.

Per dare un’idea di quello che provo, comincio dal tema delicatissimo dell’elezione del Presidente della Repubblica. Si sentono circolare nomi diversi per estrazione culturale, politica e per attività pregresse.

Apparentemente tale pluralità può considerarsi un segno di democrazia, ma, di fatto le candidature che fioccano sono solo proposte di parte e, peraltro, non sempre convinte. Personalmente, e non me ne vogliano gli illustri “nomati”, avverto un profondo fastidio all’epigastro scorrendo le candidature in questione, a causa degli inciampi politici per alcuni, alla pochezza di altri, agli scheletri nell’armadio per taluni e … qui mi fermo.

Ma il mio sconcerto aumenta quando emerge la candidatura dell’attuale Presidente del Consiglio. Non per lui, che ha un’illustre standing conquistato soprattutto per gli incarichi internazionali che ha ricoperto, ma perché è chiaramente proposto da tutti i raggruppamenti presenti in Parlamento, i quali ritengono opportuno lasciarlo buono per il settennale, mentre loro potranno svolgere i loro giochi sul tavolo delle scelte governative.

Forse sbaglio, perché se avessi ragione un “vir” come il Presidente del Consiglio dovrebbe farsi sentire, chiarendo che non desidera essere candidato alla Presidenza della Repubblica e che lui ha accettato l’attuale incarico per senso del dovere in un momento politicamente complicato, superato il quale sarà lieto di tornare alle sue incombenze private.

Le poche righe che precedono spero abbiano chiarito le ragioni della mia confusione intellettuale, dalla quale vorrei venire fuori sperando anche nel vostro aiuto.

Volendo riempire ancora il senso della confusione prendo in esame il tema COVID.

Leggo che c’è tra gli esperti chi prevede un picco di contagi per le festività natalizie e chi, più ottimisticamente, considera gestibile la situazione con la vaccinazione ed i consueti presidi. Un caso a parte sono i “no vax”, siano essi in buona o in cattiva fede.

Ritengo che occorra un chiarimento sulle prospettive, onde consentire alle autorità cliniche e politiche di esprimersi in modo coerente e definitivo. Per questo, però, occorrerebbe unità di intenti, cosa difficile quando nella compagine governativa c’è un soggetto che si correla all’opposizione, di cui condivide le finalità.

Il mio mal di testa si aggrava per quest’altro aspetto e non solo. Infatti, non trovo serenità neanche oltre Tevere, dove appare in corso un curioso contrasto che il Santo Padre sembra solo arbitrare.

Alludo alla ricaduta sulla televisione generalista delle varie problematiche legate alle relazioni gay, che, a mio sommesso parere, non debbano e non possono essere un problema.

Lo so che tutto questo può meritarmi l’appellativo di retrogrado bigotto, ma sopporto immaginando che rialzi la testa la dottrina sociale della Chiesa, quella dedotta dai Vangeli, e, più in generale un ritorno al primato dell’etica (come dico da anni: sostantivo).

Tutto ciò evidenzia che il tema da affrontare non è solo quello climatico, che pure è determinante, ma qualche cosa di superiore come la ricerca di un modello di vita ispirato all’etica.

Proviamo a costruire tale modello impegnandoci tutti, coloro che ci credono ovviamente, a cercare una soluzione operativa e cioè un modo di vivere che sappia, nell’agire di tutti i giorni, tenere conto del bene comune. Vi va?

                Claudio Bianchi