La rilevanza delle informazioni per le PMI

Le piccole e medie imprese che intendono continuare ad accedere al credito e ai mercati internazionali devono considerare le informazioni sulla sostenibilità come un elemento strategico. Ciò vale anche alla luce delle rilevanti modifiche introdotte dal Pacchetto Omnibus I (direttiva UE 2026/470), che ha rivisto il quadro normativo riducendo l’estensione degli obblighi relativi alla rendicontazione di sostenibilità.

Nel documento IRS (Informativa Reporting di Sostenibilità) n. 20 emerge una dinamica rilevante. Da un lato la riforma ha innalzato le soglie dimensionali che determinano l’obbligo di rendicontazione e ha rinviato i termini di applicazione, riducendo così gli oneri amministrativi imposti alle PMI. Dall’altro lato assumono un ruolo sempre più rilevante gli strumenti di rendicontazione volontaria, tra cui il VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard).

Il VSME adotta un approccio basato sul principio di proporzionalità. Non prevede l’analisi della doppia materialità e introduce indicatori semplificati per alcuni temi particolarmente rilevanti. L’obiettivo è alleggerire gli adempimenti amministrativi delle PMI, mettendo a disposizione un quadro di riferimento proporzionato che favorisca una maggiore trasparenza e una gestione più efficace dei temi di sostenibilità.

Lo standard, elaborato dall’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG), è stato concepito per rispondere alle richieste informative delle grandi imprese lungo la catena di fornitura, nonché alle necessità conoscitive di banche e altri soggetti finanziatori. Allo stesso tempo mira a rafforzare la competitività e la capacità di resilienza delle imprese, favorendo una gestione più consapevole dei rischi ESG (ambientali, sociali e di governance).

Gli effetti dell’Omnibus I comporteranno che molte imprese non saranno più tenute a redigere la rendicontazione di sostenibilità prevista dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) né a rispettare gli obblighi di due diligence sugli impatti delle proprie attività su diritti umani e ambiente lungo la catena del valore, stabiliti dalla Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD). Ciò non significa però che i fattori ESG perdano rilevanza. Essi continueranno infatti a essere considerati nelle valutazioni effettuate dagli istituti di credito, come confermato anche dalle più recenti linee guida dell’Autorità bancaria europea (EBA) sulla gestione dei rischi ESG, entrate in vigore a gennaio.

Poiché non esistono standard pienamente condivisi, gli istituti di credito hanno la possibilità di richiedere ai propri clienti dati relativi alla gestione dei fattori ESG. In tale contesto, il Tavolo per la finanza sostenibile del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha aggiornato, alla fine del 2025, il Documento per il dialogo di sostenibilità tra PMI e banche, aggiungendo una tabella di interoperabilità con lo standard VSME.

Il Documento è pensato per supportare le PMI nella raccolta e nella produzione di informazioni sugli aspetti ESG e, allo stesso tempo, per favorire l’omogeneità delle richieste informative avanzate dalle banche, riducendo gli oneri a carico delle imprese. Al suo interno vengono individuate quaranta informazioni di sostenibilità ritenute rilevanti per i processi bancari e per la valutazione e gestione dei rischi ESG. L’obiettivo è incrementare la consapevolezza delle imprese sui temi ESG, evitando al contempo richieste ridondanti o superflue. Le informazioni sono organizzate con un approccio modulare, proporzionato alle dimensioni dell’impresa, e suddivise in cinque aree tematiche: informazioni generali, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, ambiente (E), aspetti sociali (S), governance e condotta dell’impresa (G).

L’ultimo aggiornamento ha introdotto una tabella di interoperabilità che collega gli indicatori del Documento con quelli presenti nello standard VSME. La tabella mostra, nel dettaglio, i casi di piena corrispondenza tra i dati, le situazioni di parziale allineamento e alcune specificità nazionali legate alle esigenze del settore finanziario. In questo modo viene chiarito in quali casi le informazioni richieste dal Documento possono essere reperite direttamente nel VSME e, al contrario, quando lo standard europeo include dati non strettamente pertinenti al rapporto banca-impresa.

In definitiva, anche se molte PMI non sono più obbligate a redigere la rendicontazione prevista dalla CSRD, i temi ESG rimangono comunque centrali. L’integrazione dello standard VSME con il Documento PMI-Banche offre la possibilità di trasformare un adempimento facoltativo in uno strumento concreto per semplificare il confronto con le banche e rafforzare i rapporti con i partner internazionali. Il processo di progressiva inclusione dei criteri ESG nelle strategie aziendali è un processo avviato ed inarrestabile; le forme di rendicontazione verranno semplificate e l’iter sarà più lungo rispetto all’accelerazione dello scorso anno, ma questo non implica un superamento del tema. I criteri ESG stanno divenendo compagni di viaggio di tutte le imprese anche delle PMI, non si può ignorare, infatti, la tematica ambientale o quella sociale, le stesse debbono essere introitate nei comportamenti e nelle strategie aziendali.