Il Parlamento Europeo ha approvato la semplificazione della CSRD (“Corporate Sustainability Reporting Directive”) e della CSDDD (“Corporate Sustainability Due Diligence Directive”). Queste semplificazioni prevedono la riduzione del perimetro di applicazione delle direttive europee sulla rendicontazione di sostenibilità e sul dovere di diligenza.
L’aggiornamento delle norme sulla sostenibilità fa parte della proposta di semplificazione del pacchetto “Omnibus I” da parte della Commissione Europea, presentato nel febbraio 2025. Si ricorda, infatti, che il predetto pacchetto mira a ridurre la burocrazia e a facilitare il rispetto delle norme sulla sostenibilità da parte delle imprese.
Secondo le stime della Commissione Europea, l’intervento consentirà una riduzione degli oneri amministrativi pari a circa 5,7 miliardi di euro, con l’esclusione dall’ambito di applicazione di circa I’85% delle imprese inizialmente coinvolte dalle direttive.
Relativamente alla rendicontazione di sostenibilità, cioè all’obbligo per le aziende di rendere pubblici i dati del loro impatto sull’ambiente e sulle persone, sarà obbligatorio:
- per le imprese dell’UE con più di 1.000 dipendenti e un fatturato annuo superiore a 450 milioni di euro;
- per le imprese di paesi extra UE che generano oltre 450 milioni di euro di fatturato nell’Unione, nonché alle loro filiali e succursali con un fatturato superiore a 200 milioni di euro nell’UE.
Inoltre, gli obblighi di rendicontazione saranno semplificati, poiché la rendicontazione per settore diventerà facoltativa e le grandi imprese non potranno scaricare questi oneri sulle aziende più piccole con cui collaborano che non dovranno fornire informazioni aggiuntive. La revisione della CSRD si applicherà da gennaio 2027.
Per quanto riguarda l’obbligo di due diligence, il numero di imprese obbligate a rispettare il dovere di diligenza, cioè a individuare e ridurre gli effetti negativi delle proprie attività sulle persone e sull’ambiente lungo la catena di fornitura sarà ridotto, perché le nuove regole si applicheranno solo alle aziende molto grandi ovvero:
- quelle con sede nell’UE che hanno più di 5.000 dipendenti e un fatturato annuo superiore a 1,5 miliardi di euro;
- oppure alle imprese extra UE che realizzano nello spazio europeo un fatturato superiore alla stessa soglia.
Le aziende coinvolte dovranno analizzare i potenziali rischi lungo la propria catena di approvvigionamento e potranno richiedere informazioni ai partner più piccoli solo quando strettamente necessario. Inoltre, verrà eliminato l’obbligo di implementare i Piani di Transazione sul clima.
La nuova CSDDD dovrà essere recepita dagli Stati membri entro metà del 2028 e entrerà in vigore a metà del 2029.
L’obiettivo delle direttive CSRD e CSDDD è quello di ridurre l’incertezza applicativa e garantire maggiore uniformità nell’implementazione delle norme nei diversi Stati membri. In caso di mancato rispetto delle norme, le imprese potranno essere sanzionate a livello nazionale con multe fino al 3% del loro fatturato netto mondiale.
Le semplificazioni approvate segnano un nuovo capitolo per le direttive, con un numero inferiore di imprese obbligate, una maggiore flessibilità e nuove soglie che ridisegnano il mercato, lasciando ampio spazio alle soluzioni volontarie confermando però il ruolo centrale della doppia materialità.
Ora più che mai è necessario sviluppare una strategia di sostenibilità che vada oltre i soli obblighi normativi: ciò che sta cambiando è la forma della compliance, non la sostanza della sostenibilità.